Da Economia Fondiaria no. 4/2025
Consultando vecchie riviste e tomi “prenatalizi” tipo “come eravamo” od il “Ticino d’allora” ci imbattiamo in corpose testimonianze sui nuclei originali che a livello anagrafico consideriamo come storici. Un vezzo nostro che i veri centri storici comprenderanno.
Il materiale quindi c’è ma l’interesse arranca ancora.
Allora suggeriamo di gustare la carrellata dei Comuni che una televisione privata fa passare ininterrottamente.
Una visione dall’alto che identifica il nucleo originale e quanto lo circonda.
La percezione è dinamica e quindi immediata.
Il nucleo nelle valli superiori emerge di prepotenza, quello del fondo valle un po’ meno mentre quello cittadino risulta quasi soffocato dalla sua immediata periferia.
Insomma va identificato.
Ma bene o male tutti hanno un comun denominatore.
Una buona edificabilità riassumibile in indici di sfruttamento ben superiori a quelli odierni e con discrete mobilità interne.
Le vie pur strette permettevano una certa raggiungibilità. Carri agricoli o calessi.
Certo nelle poche città la disposizione dei volumi era più ordinata con tratti costruttivi talvolta piacevoli e ricercati.
Testimonianze di patrimoni in parte generati altrove.
Nelle valli le troviamo un po’ meno fatte salve le case padronali degli emigrati che hanno voluto marcare il proprio successo.
Per tagliar corto il nucleo cittadino risulta leggermente più aperto e legato a viali e piazze mentre il nucleo originale di valle temprato dall’economia rurale si presenta piuttosto “a grappolo”.
Quest’ultimo magari più piacevole ed evocativo ma oggi maggiormente esposto al cambiamento non solo perché soffocato da un mortificante corsetto dovuto alla legge sulla pianificazione del territorio (effetto Ballenberg) ma anche perché si confronta con una domanda sonnolente, con una sostanza datata e non facilmente adattabile alle attuali esigenze abitative, con un mercato del lavoro limitato, con infrastrutture non sempre a portata di mano e via dicendo.
Del resto non è facile confrontarsi con il piano, da noi come altrove.
Giusto anche ricordare che anche il nucleo originale cittadino ha le sue gatte da pelare. Il commercio dell’immediato dopoguerra è praticamente scomparso, quanto recuperato è da addebitare a settori legati al finanziario, oggi con il fiatone grosso, il sogno della città del 15 minuti “trovi tutto” resta nel compasso ed il recupero abitativo oltre che ad essere impegnativo dal profilo finanziario ha precisi limiti funzionali e protettivi.
Da non dimenticare le micidiali norme per i nuclei che inchiodano i volumi esistenti
Ma ha dalla sua una maggiore resilienza, forze contrattuali convergenti, popolazione stabile se non in crescita ed eventi a sostegno.
Ora al cortese lettore non saranno sfuggite le nostre osservazioni un po’ ruvide e tagliate con il coltello.
Non facciamo parte degli illuminati ed ovviamente paghiamo, nel nostro caso, volentieri lo scotto.
Ma tutta questa tirata a che scopo?
Intanto per rilanciare l’argomento “nucleo” ma anche per sottolineare che un professore universitario è stato incaricato dall’istituto di concretizzare un programma riservato ai nuclei periferici che coinvolgeranno i suoi studenti.
Un laboratorio vero e proprio e materia d’esame, quindi approcci impegnativi e non avulsi dalla realtà delle cose.
Scendono i giovani sotto sapiente guida, auguri!
Come CATEF l’abbiamo più volte suggerito ed ora il tutto è realtà.
Intendiamoci non è roba da coccarda ma almeno la patente di accompagnatori ce la mettiamo.
Affaire à suivre.